Reddito minimo europeo

Un welfare europeo per combattere la povertà

La riduzione della disoccupazione deve essere il primo punto su cui costruire una nuova agenda politica per l'Unione Europea. La strada per un'Altra Europa passa da una proposta su lavoro e welfare, in chiave continentale, capace di rimettere al centro il diritto al lavoro sia il diritto ad essere cittadini anche al di fuori del mondo del lavoro.
Vogliamo mettere le basi per la costruzione di un welfare minimo, omogeneo su scala europea, che miri a far rientrare nello spazio dei diritti tutte le fasce di popolazione che vivono il problema dell'esclusione sociale e dell'esclusione dal mercato del lavoro.
Un welfare che sia strumento attivo delle politiche di riduzione degli squilibri presenti nel mercato del lavoro non solo a livello nazionale.
Uno dei punti cardine del nostro programma è la proposta di introduzione di un reddito minimo garantito a tutela dei tanti disoccupati dell'intera area Euro. Noi pensiamo ad un “reddito standard” che porti il cittadino a raggiungere livelli minimi di fruizione di servizi fondamentali; un reddito monetario che può essere integrato a livello nazionale per tenere conto del diverso costo della vita nei differenti paesi dell'UE.
Il reddito minimo garantito è uno strumento di politica del lavoro attiva capace di contrastare i fenomeni di povertà legate all'esclusione dal mercato del lavoro ma non solo: è uno strumento fondamentale per dare un sostegno ed una tutela reale a tutti i lavoratori precari e a tutti quei lavoratori che partecipano al mercato del lavoro ad intermittenza.
Vogliamo un reddito minimo garantito per fermare il ricatto del lavoro sottopagato, del lavoro in nero e di tutte quelle forme di costrizione che ci chiedono di “scegliere” fra diritti, dignità e lavoro.


I dati sull'occupazione ci indicano che si sta consumando un dramma sociale di ampia portata all'interno dello spazio europeo. Si parla spesso di “generazione persa” e, in termini più tecnici, di disoccupazione strutturale.
La Riduzione della disoccupazione deve essere il primo punto da affrontare nella nuova agenda politica dell'Unione Europea. La politica economica europea è stata sino ad ora un formulario di belle intenzioni che però non ha prodotto ricadute significative in termini di sviluppo per tutti quei territori interessati, già da prima della crisi, da problemi di deindustrializzazione e da situazioni di sottosviluppo.
La strada per un'Altra Europa passa da una nuova agenda politica per il lavoro e per un nuovo welfare su scala europea. Su questi due temi noi individuiamo alcune priorità che dovranno animare la discussione politica nei prossimi anni sia in Italia sia all'interno degli organi democratici dell'Unione Europea.

Le nostre proposte:

  1. Occorre innanzitutto costruire le basi di una nuova politica economica in Europa che sia autonoma rispetto ai singoli interessi dei principali paesi europei. Obiettivo principale di una politica economica europea deve essere oggi quella della lotta alla povertà e il perseguimento di una politica economica e monetaria volta a sostenere l'occupazione come priorità assoluta. Se l'Europa e le sue istituzioni si assumeranno questa responsabilità sarà innanzitutto una scelta politica. La nostra lotta parte dalla critica totale alle politiche di austerità sin qui portate avanti dai governi nazionali sotto l'indirizzo, non certo autonomo ed indipendente, delle istituzioni europee.
    La nostra volontà  è  quella di portare la discussione e il livello di azione di indirizzo politico delle istituzioni europee fuori dagli sterili steccati ideologici che hanno permesso l'edificazione di vincoli insopportabili per la democrazia come il fiscal compact. La nostra priorità è quella di ridiscutere e modificare gli accordi di  Maastricht e di modificare nella sostanza il trattato economico europeo.

  2. Ridiscusse le priorità di politica economica e modificati i trattati europei che minano l'odierna azioni di politica economica delle istituzioni sulle diverse scale territoriali, occorre dare vita a riforme strutturali per cambiare direzione allo sviluppo. In particolar modo occorre guidare i processi di redistribuzione delle risorse interne al continente, evitando il più possibile i fenomeni selvaggi di accentramento delle risorse economiche e finanziarie all'interno di pochi paesi dell'UE. Per fare questo serve costruire un mercato unico europeo più regolamentato. Un mercato unico che tuteli sia la concorrenza ma anche il processo di ricostruzione delle economie nazionali e regionali più deboli. Occorre fermare tutti i processi deregolamentazione del mercato e limitare la libertà di movimento dei capitali all'interno del mercato unico europeo.

  3. Attraverso un ruolo crescente della finanza pubblica anche in chiave europea si deve sostenere una politica di investimenti volta a supportare i processi di riqualificazione ed innovazione della produzione e delle strutture produttive obsolete in quelle regioni che hanno subito maggiormente i costi della crisi. Una finanza pubblica coordinata su i diversi livelli territoriali che sia attenta alla dimensione dello sviluppo economico sostenibile e duraturo e che dia preminenza a progetti di riqualificazione territoriale che perseguono l'obiettivo della valorizzazione delle risorse presenti nel territorio e che rispettino i vincoli della tutela dell'ambiente circostante.

  4. Occorrono nuovi meccanismi per ridurre gli squilibri eccessivi presenti all'interno del mercato unico europeo. E' necessario ridurre il forte differenziale salariale tra i paesi in surplus e paesi in deficit commerciale. La nostra proposta è quella dello “standard retributivo europeo”. Questa proposta verte su due pilastri. Il primo: tutti i paesi membri dell'UE dovrebbero essere tenuti a garantire una crescita delle retribuzioni reali almeno uguale alla crescita della produttività del lavoro. Il secondo: al di sopra della crescita minima dei salari, lo standard deve legare la crescita delle retribuzioni reali agli andamenti delle bilance commerciali di ciascun paese, allo scopo di favorire il riequilibrio tra paesi in surplus e paesi in deficit con l'estero. La proposta dello standard retributivo europeo è in grado di assicurare all’Europa un nuovo e più equilibrato profilo di sviluppo, e di generare al tempo stesso una potenziale convergenza di obiettivi tra lavoratori appartenenti a paesi diversi.

  5. Costruire un'Europa fiscale è il passo decisivo per trasformare definitivamente l'Europa in soggetto politico. L'Europa come ente regolatore ed erogatore diretto di servizi e di welfare. Questo passaggio fondamentale può rendete effettiva e sentita la dimensione di una vera cittadinanza europea. Il complesso istituzionale europeo che fino ad ora abbiamo conosciuto dovrà mutare per svolgere un ruolo attivo e non più solamente un ruolo “tecnico” di controllo e di “indirizzamento” delle politiche nazionali.

  6. Un welfare europeo per contrastare la povertà e sostenere i bisogni primari degli esclusi dal mondo del lavoro. Si possono elaborare diversi sistemi di sostegno al reddito in maniera diretta, sia attraverso l'erogazione di un reddito monetario, ed indiretta, ovvero attraverso l'accesso facilitato a servizi erogati a livello nazionale. Un buon mix delle due forme di sostegno al reddito possono oggi migliorare le condizione di vita di tutti i cittadini europei.
    Noi crediamo che il primo passo verso la costruzione di un welfare europeo deve per forza passare, in un periodo di crisi acuta come quello in cui viviamo oggi, per l'erogazione di un sostegno monetario diretto volto a limitare gli effetti più gravi dell'esclusione sociale causati, in primo luogo, dalla crescita della disoccupazione su scala europea. Un reddito minimo garantito uguale per tutti i cittadini europei è una misura necessaria non solo per contrastare i fenomeni di povertà legate all'esclusione dal mercato del lavoro; è fondamentale anche per dare un sostegno ed una tutela a tutti i lavoratori precari che partecipano al mercato del lavoro ad intermittenza. Il reddito minimo garantito vuole essere anche una risposta per andare a contrastare i fenomeni del lavoro sommerso e per mettere fine al costante processo di abbassamento dei salari su scala nazionale.

  7. Per combattere la disoccupazione strutturale è necessario da un lato creare nuova occupazione definendo Piani del lavoro in un'ottica di conversione ecologica del modello di sviluppo; dall'altro lato bisogna implementare forme di redistribuzione del lavoro esistente. Nella Francia degli anni '90, dietro lo slogan “Lavorare meno, Lavorare tutti!”, si arrivò alla conquista 35 ore lavorative settimanali dalle precedenti 40. Da quel modello si deve ripartire perseguendo politiche per il lavoro che definiscano adeguati incentivi per permettere alle aziende di assumere e/o convertire i contratti esistenti, per aumentare le formule part-time. Per i datori di lavoro si possono immaginare diversi livelli di detassazione, mentre per i lavoratori redditi integrativi.