Il 60% dell'indennità parlamentare destinato a progetti sociali e culturali no-profit

Le politiche di austerity imposte dall’Unione Europea e applicate dagli Stati membri hanno determinato in Italia, tra le tante conseguenze, netti tagli alle politiche sociali, culturali e di welfare. A subirli sono state diverse esperienze culturali e artistiche che facevano vivere, arricchivano e stimolavano quartieri e periferie: associazioni, circoli e cooperative sociali colmando gli effetti della crisi del welfare risultavano presidi di mutualismo, democrazia e cultura alternativa.

Tutto ciò, fuori dal centro delle metropoli, assume una dimensione ancora più grave perché questi tradizionali luoghi di socialità, cultura e di mutuo aiuto sono sostituiti da non-luoghi, spazi artificiali creati ad arte e “pensati per”, in cui le connessioni tra le persone non si generano, ma vengono generate.
Inoltre, il 42% di disoccupazione giovanile, i contratti precari e una generazione che sta vivendo e lottando con stipendi di, se va bene, 600 euro al mese, ci impongono fermezza nel giudizio sull'entità spropositata dello stipendio percepito da un parlamentare europeo.
Vorremmo per questo dare un contributo per invertire la tendenza, oltre al lavoro all’interno delle istituzioni europee. 

Senza rimanere imbrigliati nelle retoriche spesso populiste e strumentali sulla “casta”, intendiamo utilizzare il 60% dello stipendio (circa 5000 euro al mese) per costituire un fondo rivolto alla creazione e al sostegno di attività sociali, culturali, mutualistiche e aggregative di associazioni, cooperative, circoli e spazi sul territorio della nostra circoscrizione elettorale. Prevalentemente in territori periferici e di provincia.
Pensiamo in questo modo di destinare una cifra che potrebbe variare dai 30.000 ai 50.000 euro annui a queste esperienze, attraverso un regolamento di assegnazione che definiremo nei dettagli più avanti. Ancora una volta, cose dell’Altra Europa.