Perchè mi candido

Alessandra QuartaSe ripenso ai miei studi universitari, una delle materie che ho amato meno è stata il diritto dell'Unione europea e ricordo come compativo Alice, con cui questa estate ho preparato l'esame di abilitazione alla professione forense, mentre si avventurava nelle strutture tecnocratiche della nostra Europa unita. Se allora mi avessero detto che sarei stata candidata alle elezioni europee avrei fatto una risata. E invece eccomi qui a sorridere mentre scrivo perché ho scelto di candidarmi.
Ho sempre amato la politica, credendo davvero che potesse essere lo strumento per trovare una risposta collettiva ai nostri bisogni, dalla aule del liceo sino alla piaga della precarietà.
È la prima volta che prendo parte direttamente ad un appuntamento elettorale, l'ho fatto – farei meglio a scrivere lo abbiamo fatto – perché con le compagne e i compagni delle Officine Corsare crediamo al progetto politico di Tsipras e, sognando Syriza - una sinistra radicata e in grado di contare - abbiamo colto la necessità di una sua candidatura alla presidenza della Commissione Europea. A quel punto, anche considerare di poter essere io una delle candidate dell'Altra Europa con Tsipras non mi è parso così improbabile. La scelta l'abbiamo davvero fatto in tante e tanti, io ci ho messo il nome ma la faccia, come vedete, l'abbiamo messa tutte e tutti.

Mentre io nel 1992 frequentavo a Lecce la prima elementare, in Olanda, a Maastricht, veniva costruita l'Europa di oggi: un'Europa fatta di vincoli, equilibri finanziari, banche più forti di parlamenti. Nella mia candidatura ci sono anche le tante voci di una generazione nata europea, ora abbastanza grande per provare a cambiare il proprio continente. Ci piace pensare ad un'Europa delle opportunità: in grado di metter mano alla sceneggiatura di una storia altrimenti già scritta, d'incarnare una idea della politica che sia la possibilità di scegliere da che parte stare e verso dove andare. Cose dell'Altra Europa, insomma.
Dentro un progetto e un percorso collettivo, infine, ci sono io, con la mia biografia, le mie competenze, le mie passioni. Queste porto con me, al servizio dell'Altra Europa. Sono una giurista, concepisco il diritto come il prodotto dei rapporti di forza e il cambiamento come l'esito di processi dentro e fuori le istituzioni.

La costruzione di un'Europa diversa è un impegno non rimandabile: invertire la rotta dell'austerità, rendere l'Europa protagonista delle nostre istanze sempre meno “nazionali” e capace di rispondere ai nostri bisogni quotidiani - dal lavoro al welfare, dai saperi all'ambiente, alla tutela dei diritti - è una necessità di cui sentiamo la responsabilità e l'importanza del farcene carico.